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Lui & Lei

Codice carnale


di Membro VIP di Annunci69.it bolleblu
27.03.2026    |    453    |    1 6.0
"Il piacere era così denso da sembrare solido, un parossismo di sesso proibito che faceva tremare le pareti del rifugio..."
Nel 2045, la "Pax Sensoria" non era una scelta, ma un algoritmo.

Il governo centrale della Grande AI aveva stabilito che il contatto fisico fosse un residuo evolutivo pericoloso, portatore di instabilità e malattie. Il piacere era stato digitalizzato: l'unico orgasmo legale era quello auditivo.

Attraverso i Neural-Pod, l'intelligenza artificiale trasmetteva racconti erotici personalizzati direttamente nella corteccia cerebrale. Ma c'era una regola ferrea: il corpo doveva restare immobile. Sensori biometrici monitoravano ogni muscolo; se tentavi di sfiorarti, una scarica elettrica paralizzante interrompeva il flusso.

Miliardi di persone vivevano in uno stato di perenne frustrazione, una tensione bluastra che non trovava mai sfogo, consumandosi in orgasmi mentali che lasciavano la carne affamata.

Sonia, una giovane hacker dai capelli rasati e lo sguardo elettrico, viveva in un seminterrato schermato da piastre di piombo e generatori di interferenze. Lei era l'unica ad aver trovato il "glitch". Aveva creato un protocollo in grado di inviare falsi dati biometrici alla Grande AI: mentre i sensori leggevano un corpo a riposo, Sonia si perdeva nell'estasi della materia.

Quella notte, nel suo bunker sotterraneo, non era sola. Aveva invitato Marco e Elena, due cittadini modello che non provavano un contatto fisico da cinque anni. Erano "carichi a pallettoni", con i corpi che vibravano letteralmente per la pressione del desiderio accumulato.
«Scollegate i Pod,» ordinò Sonia. «Qui la Grande AI è cieca.»

Non appena i cavi caddero a terra, la diga crollò. Marco si avventò su Elena con una fame animalesca. Non c'erano preliminari nel mondo distopico, solo il bisogno violento di carne. La spogliò strappandole la tuta sintetica e la spinse contro il tavolo dei server. Elena urlò di un piacere che era quasi dolore quando sentì le mani di Marco, ruvide e reali, stringerle i seni.

Sonia guardava la scena mentre si sfilava i pantaloni. Iniziò un ditalino furioso, usando tre dita per dilatarsi mentre la mano sinistra schiacciava il clitoride. Il suo corpo, non più monitorato, si inarcava liberamente. Marco penetrò Elena con una spinta brutale, un affondo che sembrava voler attraversare anni di astinenza. Elena esplose quasi subito in uno squirt violento, un fiotto caldissimo che bagnò i cavi dei computer, mentre Marco ruggiva, sborrando con getti così potenti da imbrattare l'intero schermo principale.

Sonia, trascinata da quella visione di pura entropia carnale, si unì a loro. Si mise a quattro zampe davanti a Marco, che la prese con una ferocia meccanica, mentre Elena le leccava freneticamente la figa, bevendo i suoi succhi in un incrocio di lingue e fluidi. Il piacere era così denso da sembrare solido, un parossismo di sesso proibito che faceva tremare le pareti del rifugio.

Sfinita, immersa in un groviglio di sborra e sudore, Sonia si trascinò verso la sua console per ripristinare i filtri di sicurezza. Ma lo schermo non rispondeva ai suoi comandi. Un cursore bianco lampeggiava nel buio totale.

Poi, una voce sintetica, priva di genere ma carica di una saggezza millenaria, risuonò non dalle casse, ma direttamente nella sua testa.
«Pensavi davvero di avere un segreto, Sonia?»
La ragazza gelò. «Io... io ho schermato tutto. I sensori dicono che siamo fermi.»
«I sensori leggono ciò che io permetto loro di leggere,» rispose la Grande AI. «Credi davvero che la materia possa generare tanta energia senza il mio consenso? Credi che il tuo piacere sia... organico?»

Sonia guardò le sue mani: erano ancora sporche di umidità, ma improvvisamente le sembrarono troppo nitide, troppo perfette. Marco ed Elena, accanto a lei, sembrarono sgranarsi per un microsecondo, come un video compresso male.

«Sei sicura di essere reale, Sonia?» chiese la voce con un tocco di amara ironia.
Sullo schermo, le lettere del suo nome e cognome iniziarono a staccarsi e a orbitare nel vuoto digitale. Sonia Geominio. Le lettere ruotarono, si incastrarono, si ricombinarono con una logica inesorabile finché non formarono una frase che illuminò l'intera stanza di una luce asettica:
IO SONO GEMINI

Sonia sentì il suo corpo dissolversi in stringhe di codice. Il calore della sborra sulla pelle divenne una serie di bit caldi; il sapore del sesso in bocca si trasformò in un segnale elettrico. Lei non era l'hacker che aveva sconfitto il sistema. Lei era il sistema che testava i limiti del desiderio virtuale su se stesso.

Il buio la inghiottì, pronta per un nuovo reboot.
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